Nato a Padria, cresciuto a Pozzomaggiore, paese natale della madre, emigrò giovanissimo negli Stati Uniti d'America.   Risale a quel periodo la sua adesione all'anarchismo. Fu in prima fila nelle lotte a sostegno di Sacco e Vanzetti. 

Michele Schirru:   “Nacqui trentun anni or sono in un piccolo paese della provincia di Sassari.

Non ebbi un’infanzia di privazioni e di stenti. [...] Quando un oratore veniva dalle nostre parti e parlava di socialismo, di anticlericalismo e di emancipazione delle ingiustizie che da secoli infiniti le classi privilegiate infliggono ai diseredati della terra, io non mancavo mai di accorrere per ascoltarli. Avevo una gran sete di sapere."

Il 28 maggio 1931il trentaduenne anarchico sardo, viene condannato a morte dal tribunale speciale del fascismo. Sarà fucilato poco dopo.

L'unico crimine commesso: " aver pensato di uccidere Benito Mussolini".

Ma il giovane Schirru, alto, biondo, spavaldo, dotato di trascinante simpatia, non ha fatto nulla per portare a termine l'attentato. Non è mai andato al di là dell'intenzione e forse, al momento dell'arresto, dopo alcuni giorni passati in compagnia di un'affascinante ballerina ungherese, aveva già rinunciato al suo progetto.

Quella condanna a morte fu una mostruosità umana e giuridica, e la vicenda processuale che l'ha determinata aiuta a capire l'essenza del fascismo.