GURULIS VETUS - LA LEGGENDA

Tonino Oppes: Miti e Racconti della Sardegna

Gurulis Vetus era una città viva e popolosa, che contava centinaia e centinaia di abitanti. Gli uomini seguivano con particolare attenzione la costruzione di ponti, acquedotti e strade, e praticavano con buon profitto, anche l'agricoltura; le donne si occupavano della gestione della casa e della cura dei figli. I bambini giocavano nella piazza, mentre i ragazzi si impegnavano nello sport e si addestravano alla vita militare.  Così per molti e molti anni, finchè un giorno, quella normale vita di paese fu sconvolta da un violento nubifragio, che provocò morti e distruzione. Colpito da un fulmine, un grande masso di basalto si staccò dalla vetta del colle di san Giuseppe demolendo le abitazioni. La bella città scomparve in un attimo, sepolta dall'acqua e dal fango. Si salvarono solo pochi uomini.

Dall'alto del colle di san Pietro, dove si erano rifugiati, per sfuggire alla morte, guardarono con rassegnazione Gurulis Vetus. E con il pianto nel cuore decisero di lasciare il proprio paese per cercare un altro luogo dove poter ricominciare.Gli abitanti di Gurulis Vetus, sopravvissuti al nubifragio, partirono per il sud e si incamminarono in direzione della città di Cornus. Volevano andare lontano per cercare di cancellare quella triste immagine della loro città distrutta. Per un lungo tratto seguirono su caminu pienalzesu (il sentiero per la Planargia), poi proseguirono attraversando colline e monti, finchè dopo tre giorni giunsero in una grande vallata protetta dai monti e, finalmente, decisero di fermarsi.- Custu paret unu bellu logu, frimmamos inoghe ( sembra un bel posto, fermiamoci quì ) -, disse il giovane Julio, che guidava la carovana.

Erano arrivati alle pendici settentrionali del Montiferru, nella piana di Sessa, già abitata in epoca precedente.guardarono attorno e decisero di fermarsi. Fu così che, sul colle Bardosu, a poca distanza dall'attuale Cuglieri, fondarono la nuova città. In ricordo di quella abbandonata, dopo la distruzione, la chiamarono Gurulis Nova.La città crebbe, diventando presto un importante punto di riferimento della provincia romana. Nacquerono molti bambini, i giovani diventarono uomini. In ogni casa regnava la pace. La comunità era molto affiatata e non aveva particolari nemici. Soffrivano solo i più vecchi.

 

Avevano nostalgia del fiume Temo, dove pescavano ottime e grasse anguille; volevano vedere i campi fertili di Sa sea; arrampicarsi sui diruppi del Monte Minerva, popolato di cinghiali; attraversare le strade del paese in cui erano nati.

Solo uno ebbe, però, la fortuna di rivedere i luoghi della sua infanzia.Per uno di quegli strani eventi della natura, il vecchio Julio era sopravvissuto a intere generazioni di uomini. Quanti anni poteva avere? La sua barba era diventata bianca da moltissimi anni; sicuramente era stato tenuto in vita dagli dei perchè aveva una missione da compiere. Anche per questo era amato e rispettato. Quale fosse la missione nessuno lo sapeva, nè l'uomo aveva mai accennato ai suoi propositi finchè, un giorno, quando decise che fosse giunto il momento, chiamò a sé la gente di Gurulis Nova.

L' ultima sosta fu fatta nei pressi di nuraghe Longu, sull'altipiano basaltico di Sassedu, che domina l'ampia vallata. Alla vista dei tre colli, i più giovani pronunciarono parole di meraviglia; Julio pianse lacrime di gioia. Aveva davanti i suoi luoi luoghi d'origine. - Patria -, esclamò con forza, quando vide i resti del vecchio centro. Tutti pensarono che quello potesse diventare il nome del paese che volevano ricostruire: - La cherimos giamare Padria sa nostra idda noa. Ahiò tottu a tribagliare ( Chiameremo Padria il nostro nuovo paese. Andiamo a lavorare ) -, urlarono rivolgendosi al loro vecchio condottiero e scesero dai carri. Con quanta gioia si può facilmente immaginare.Il vecchio Julio aveva portato a termine la sua nuova missione. Morì felice dopo aver visto rinascere, ancora più grande, la sua città che, forse per fare in fretta, tutti vollero costruire sulle ceneri della precedente. Ecco perché, ancora oggi, quando si scava sotto il pavimento delle vecchie abitazioni, emergono tracce dell'antica Gurulis.