Giommaria Angioy

Le popolazioni esasperate erano decise ormai ad andare fino in fondo, e per coordinare il più possibile le sane energie per la lotta, i Consigli Comunitativi presero l'iniziativa di promuovere la stipula di convenzioni o patti di alleanza e di fedeltà tra i Comuni. Il primo atto fu stipulato il 24 novembre 1795; vi aderirono i Comuni di Thiesi, Cheremule e Bessude e fu redatto dal notaio Francesco Sotgiu; presenziarono, giurarono e firmarono i Consiglieri comunali, i cavalieri, i prinzipales, ed esponenti della borghesia agricola, con il benestare del parroco di Thiesi.

Il patto impegnava le parti a "non riconoscere alcun feudatario e quindi ricorrere prontamente a chi spetta per essere redenti, pagando a tale affetto quel tanto che dai superiori sarà creduto giusto e ragionevole:" giuravano altresì di prendere formale impegno di impedire la nomina,da parte del feudatario, di ufficiali, di fattori, amministratori o qualunque altro ministro di giustizia. Il patto imponeva inoltre l'obbligo alle comunità di aiutarsi, difendersi e soccorrersi reciprocamente, di chiamare traditore e pertanto mettere al bando chiunque si opponesse o si aggregasse alla parte dei baroni

Il secondo patto d'unione o di alleanza, sempre tra Comuni del Logudoro, veniva stipuato ancora a Thiesi il 17 marzo 1796 e fu rogato dal notaio Cosimo Serra di Osidda. Questo secondo patto, per l'elevato numero di comunità coinvolte, è indubbiamente il più importante: vi aderirono ben 32 villaggi appartenenti, ovviamente, a feudi diversi: Ittiri, Osilo, Sorso, Sennori, Usini, Ossi, Tissi, Uri, Florinas, Codrongianus, Cargeghe, Muros, Villanova Monteleone, Padria, Mara, Monteleone, Pozzomaggiore, Bonorva, Semestene, Rebeccu, Mores, Ardara, Thiesi, Bessude, Cheremule, Banari, Siligo, Santulussurgiu, Sindia, Nulvi, Giave, Cossoine.
Oltre alla quasi totalità dei Comuni del Logudoro-Meilogu, la convenzione coinvolgeva persino due grossi centri del Marghine-Montiferru e cioè Santulussurgiu e Sindia.

Alla ingiunzione viceregia, l'Angioy rispose con toni fermi e sprezzanti: essendo il massimo esponente dell'antifeudalismo, non intendeva diventare l'esattore dei baroni. Superando ogni indugio e resistenza, vincendo a malincuore i suoi sentimenti sempre rivolti al rispetto della legalità, Giovanni Maria Angioy, alla testa dei rivoltosi logudoresi, il 29 maggio 1796, iniziò la marcia verso Cagliari.

Probabilmente l'Angioy, che non era uno sprovveduto, avrà riflettuto seriamente sulla nuova situazione politico-militare creatasi in Piemente in seguito alla vittoria dell'armata francese comandata da Napoleone Bonaparte sull'esercito austro-piemontese; allo stesso tempo, avrà anche preso visione dei termini dell'armistizio firmato a Cherasco, il quale non solo non lasciava sperare un eventuale intervento francese in Sardegna, ma consentiva al governo piemontese di usare anche l'esercito contro la ribellione dei vassalli. Conclusasi cosi fatalmente la rivolta antifeudale, il Capo di Sopra ed in particolare il Logudoro divennero teatro di tragici e sanguinosi avvenimenti; si scatenò una caccia spietata nei confronti di quanti avevano preso parte alla marcia o in qualche modo sostenuto l'azione ed i principi anti-feudali.

Padria - Gurulis Vetus- Memorie di un paese antico di Totoi Mura